Il Medioevo

Il Medioevo è una delle quattro età storiche (antica, medievale, moderna e contemporanea) in cui viene tradizionalmente suddivisa la storia dell'Europa nella storiografia moderna. Comprende il periodo dal V secolo al XV secolo. Segue la Caduta dell'Impero romano d'Occidente nel 476 d.C. e precede l'Età moderna. Il termine "Medioevo" compare per la prima volta nel XV secolo in latino e riflette l'opinione dei contemporanei, per cui tale periodo avrebbe rappresentato una deviazione dalla cultura classica, in opposizione al Rinascimento.
Rispondi
smusmeci
Site Admin
Messaggi: 3
Iscritto il: mer apr 10, 2019 1:38 pm

Il Medioevo

Messaggio da smusmeci » mer apr 10, 2019 8:45 pm

Il Medioevo è una delle quattro età storiche (antica, medievale, moderna e contemporanea) in cui viene tradizionalmente suddivisa la storia dell'Europa nella storiografia moderna. Comprende il periodo dal V secolo al XV secolo. Segue la Caduta dell'Impero romano d'Occidente nel 476 d.C. e precede l'Età moderna. Il termine "Medioevo" compare per la prima volta nel XV secolo in latino e riflette l'opinione dei contemporanei, per cui tale periodo avrebbe rappresentato una deviazione dalla cultura classica, in opposizione al Rinascimento.



Contesto
Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, si assistette a una prima fase con la lotta tra le popolazioni del nord e dell'est europeo per la ricostruzione a livello locale dell'organizzazione amministrativa, militare, economica e giuridica. Questa fase fu poi seguita, verso la fine del Medioevo, da una nuova fase di accentramento dei poteri a livello nazionale. Cruciale in questa organizzazione fu la struttura feudale che, se da un lato permetteva una certa stabilità grazie all'organizzazione continentale del sistema, non fu mai sufficientemente forte da togliere completamente autonomia alle realtà locali, che così poterono gestire la transizione tra l'uniformità dell'Impero romano e la nascita degli stati nazionali.

Contemporaneamente allo sforzo per la creazione di stati nazionali, nell'Italia centrosettentrionale e in alcuni centri commerciali d'Europa si assiste invece all'emancipazione dall'Impero romano tramite i Comuni, città o paesi indipendenti, a regime repubblicano, che si contrappongono al concetto in formazione di monarchia nazionale, sino alla loro trasformazione, in Italia, in signorie cittadine e poi in stati regionali, ambienti in cui sorgerà il Rinascimento. Una realtà in grado di dare uniformità al panorama europeo fu la comune radice religiosa basata sul Cristianesimo, ereditata dall'ultimo periodo romano e proseguita fino all'XI secolo con la separazione della Chiesa ortodossa dalla Chiesa cattolica nel 1054. Questa radice comune portò da un lato a una commistione tra potere temporale e religioso che permise dei momenti di identità come nel caso delle crociate e persistette, non senza conflitti, anche oltre la Riforma protestante.

In ambito filosofico, il Medioevo si caratterizza per una grande fiducia nella ragione umana, che si esprime nella corrente della scolastica, il cui maggior esponente è Tommaso d'Aquino. La crisi di questa corrente filosofica, nel XIV secolo, con autori come Duns Scoto e soprattutto Guglielmo di Ockham, fu segnata da un crollo di fiducia nella ragione e da un conseguente crescente fideismo, portando quindi alla fine del pensiero medievale e alla nascita del pensiero moderno. L'Umanesimo e il Rinascimento furono dei poderosi tentativi di rispondere a tale crisi, proponendo quale modello gli "antichi", come risposta al crollo di fiducia nella ragione umana. Come è stato ben spiegato da diversi storici, come Régine Pernoud, gli Umanisti finirono per attribuire all'intero Medioevo quei caratteri di debolezza della ragione e di fideismo che ne caratterizzano, al contrario, proprio la crisi.

Periodizzazione
Sviluppo del concetto
Questo termine fu usato in senso di periodo storico per la prima volta nell'opera Historiarum ab inclinatione romanorum imperii decades, dell'umanista Flavio Biondo, scritta verso il 1450 e pubblicata nel 1483. Secondo Flavio Biondo, in polemica con la cultura del XIV secolo (che oggi consideriamo la crisi del Medioevo), l'epoca è come una lunga parentesi storica, caratterizzata da una stasi culturale che si colloca tra la grandezza dell'età classica e la rinascita umanistico-rinascimentale della civiltà che a essa si ispira. Questa visione completamente negativa del Medioevo è stata successivamente superata (anche se ad oggi permangono, comunque, diverse interpretazioni in tal senso).

Il passaggio al Medioevo è un processo storico-sociale, e in quanto tale continuo e con caratteristiche non sempre individuabili in dettaglio, pertanto i pareri sull'inizio e sulla fine del Medioevo sono discordanti:

La data convenzionalmente più usata è il 476, cioè l'anno che vide la deposizione dell'ultimo imperatore romano (Romolo Augusto) con la conseguente fine dell'Impero romano d'Occidente; è altre sì utilizzata la data del 410, anno del Sacco di Roma ad opera di Alarico o, più genericamente, si fa riferimento alla fine della tarda antichità (seconda metà del VI secolo).
alcuni storici danno come inizio del Medioevo la fine dell'unità cristiana d'Europa, cioè l'arrivo degli Arabi e la loro conquista (VII secolo).
altri danno come inizio la calata dei Longobardi e l'effettiva fine dei domini imperiali in occidente (nel 568).
altri danno come inizio del medioevo la morte dell'Imperatore d'Oriente Eraclio I, nel 641.
altri ancora indicano la data dell'incoronazione di Carlo Magno, avvenuta nell'800.
alcuni studiosi britannici fissano l'inizio del Medioevo nell'anno Mille, visto che intorno a tale data la società europea di espressione latina cominciò a dare segni di rinascita in tutti i campi, e designano l'epoca che va dalla fine dell'Impero romano d'occidente all'anno Mille come "secoli bui" o "età barbarica"[1]; tale data però è più spesso usata convenzionalmente per separare l'Alto Medioevo dal Basso Medioevo.
La conclusione dell'età medievale ha date diverse da paese a paese, corrispondenti alla nascita delle rispettive monarchie nazionali e al periodo rinascimentale. Le più comunemente utilizzate sono:

il 1348, coincide con la massima espansione della Peste Nera
il 1396, coincidente circa con l'avvento della lingua fiorentina come lingua nazionale, grazie alle opere letterarie di Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio
il 1453, anno che segna la fine della guerra dei cent'anni tra Inghilterra e Francia (Battaglia di Castillon), la presa di Costantinopoli da parte dei Turchi Ottomani e la comparsa del primo libro a stampa, cioè la Bibbia di Gutenberg; la caduta di Costantinopoli avrebbe portato la società europea a cercare nuove vie per l'oriente, visto che il Bosforo e il levante erano sotto dominio turco.
il 1492, coincidente con la conquista del Sultanato di Granada, ultimo baluardo islamico in Spagna e la scoperta delle Americhe da parte del genovese Cristoforo Colombo;
il 1517, anno in cui Martin Lutero diede avvio alla Riforma protestante.
Il 1543, con la pubblicazione della teoria eliocentrica di Niccolò Copernico, secondo l'impostazione storiografica scientifica.
Secondo l'impostazione della storiografia marxista (ma condivisa anche da alcuni storici non marxisti), il Medioevo si concluderebbe con la fine del feudalesimo e l'avvento dell'industrializzazione nel XVIII secolo.

Suddivisioni
Una suddivisione comunemente utilizzata del Medioevo è tra:

Alto Medioevo (detto anche "secoli bui"), che va dal V al X secolo ed è caratterizzato da condizioni economiche disagiate e da continue invasioni da parte di Slavi, Arabi, Normanni e Magiari;
Basso Medioevo o "tardo Medioevo", un periodo intermedio, che vede lo sviluppo di forme di governo basate su signorie e vassallaggio, con la costruzione di castelli e la rinascita della vita nelle città; poi un crescente potere reale e la rinascita di interessi commerciali, specie dopo la peste del XIV secolo.
Tra questi due periodi la più recente storiografia ha inserito il periodo del Medio Medioevo o secoli centrali del Medioevo (XI-XII sec).[2]

In Europa si segue in genere la stessa periodizzazione tranne che in Germania dove si individua un Frühmittelalter (V-VIII), un Hochmittelalter (IX-XI) e un Spätmittelalter (XII-XV).[3]

Una suddivisione usata nel campo degli studi storici medievali è anche quella in quattro periodi:[4]

Dal IV al VI secolo: Tarda Antichità. In questo periodo sopravvive un'autorità imperiale forte in Oriente, fino alla morte di Giustiniano I nel 565.
Dal VII al X secolo: Alto Medioevo. In questo periodo le popolazioni barbariche si organizzano in regni ed ha inizio la presenza islamica nel bacino del Mediterraneo che, secondo una famosa tesi dello storico Henri Pirenne ormai superata, portò al definitivo tramonto degli equilibri del mondo antico, con uno spostamento verso nord del baricentro politico europeo.
Dall'XI al XIII secolo: Pieno Medioevo. Si ha la piena e completa fioritura del sistema dei Comuni medievali e la lotta fra i due poteri universali, Impero e Papato.
Dal XIV (dopo la peste nera) al XV secolo: Basso Medioevo o Tardo Medioevo. Si assiste alla crisi del sistema feudale e al rafforzamento delle monarchie nazionali europee.
Esistono inoltre altri periodi chiamati "Medioevo", applicati per esempio alla storia greca (il "Medioevo ellenico") o giapponese.

Tarda antichità
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Tarda antichità.
Sebbene il termine tarda antichità implichi, tradizionalmente, una valenza negativa e tra i secoli dal III al V l'area europea e del bacino del Mediterraneo subirono senz'altro un periodo di crisi, le trasformazioni in quest'epoca furono alla base per la nascita dell'identità europea.[5] Si registrò in quest'epoca il definitivo tramonto del sistema romano, con rivoluzioni sociali, economiche, culturali e religiose in larga scala.

Dopo aver raggiunto la sua massima estensione territoriale nel II secolo, il controllo di Roma sui propri territori si fece sempre più labile. Problemi economici, fra cui l'inflazione, e la sempre maggiore pressione sulle frontiere resero l'Impero fortemente instabile. Alla dinastia dei Severi (193-235) successe un periodo durato cinquant'anni di anarchia militare, denominato crisi del III secolo dove si assistette a una sempre più chiara tendenza di dominio dell'esercito nel processo di scelta e acclamazione dell'imperatore.


La nuova capitale dell'Impero romano, Costantinopoli, rifondata da Costantino I nel 330
L'imperatore Diocleziano inaugurò un programma di riforme che rafforzarono il carattere assolutistico e gerarchico dell'Impero che, nel 286, venne diviso in due grandi regioni amministrative, formando così una diarchia in cui due imperatori si dividevano su base geografica il governo dell'impero. Dopo un periodo di guerra civile, l'imperatore Costantino, dopo aver ristabilito l'unità della carica imperiale, fece di Bisanzio una nuova capitale, col nome di Costantinopoli. Con l'Editto di Milano del 313, Costantino proclamò il Cristianesimo religio licita, cosa che ne favorì la diffusione. Divenne poi religione di Stato nel 380 (editto di Tessalonica).

Le riforme di Diocleziano crearono una forte burocrazia governativa, riformarono la fiscalità e rafforzarono l'esercito, non riuscendo però a risolvere completamente i problemi dell'impero, fra cui una tassazione eccessiva, il crollo della natalità e le pressioni sulle frontiere. Il mantenimento dell'esercito, necessario per le continue pressioni di tribù che in precedenza avevano avuto contatti pacifici con i Romani, richiedeva inoltre molte spese.


Le invasioni barbariche del II-V secolo.
Le invasioni barbariche, chiamate nella storiografia tedesca Völkerwanderung ("migrazioni di popoli"),[6] furono delle irruzioni più o meno cruente e/o migrazioni delle popolazioni cosiddette "barbariche" (germaniche, slave, sarmatiche e di altri popoli di origine asiatica) all'interno dei confini dell'Impero romano, tra la fine del IV e il VI secolo, che si conclusero con la formazione dei Regni romano-barbarici. L'inizio del fenomeno è considerato la sconfitta del 378 nella Battaglia di Adrianopoli per mano dei Goti. L'impero fu costretto ad accogliere un grande numero di tribù germaniche come foederati e ammetterli come mercenari nell'esercito romano.[7]

Alcune di queste tribù "barbare" rifiutavano la cultura romana, mentre altri la ammiravano e aspiravano a emularla. In cambio di terra da coltivare e, in alcune regioni, del diritto di raccogliere il gettito fiscale per lo stato, le tribù federate fornirono sostegno militare all'impero. Altre incursioni rappresentarono invece invasioni militari su piccola scala di gruppi tribali riuniti per raccogliere bottino, come nel caso degli Unni, che facevano irruzione nei territori dell'Impero terrorizzando gli abitanti. L'invasione più famosa culminò nel Sacco di Roma dei Visigoti nel 410: per la prima volta in quasi 800 anni Roma era caduta a un nemico.

La pesante crisi sofferta dall'Impero romano d'Occidente culminò con la deposizione dell'ultimo imperatore romano Romolo Augusto nel 476 da parte di Odoacre, generale dell'esercito romano che, guidando una rivolta di sciri, eruli e rugi, e non proclamandosi a sua volta imperatore, mise definitivamente fine all'esistenza formale dell'Impero d'Occidente. Il 476 è considerato per questo la data convenzionale dell'inizio del Medioevo.[8] Il periodo successivo alla deposizione dell'ultimo imperatore non si risolse nella fine della civiltà romana, ma nella sua fusione con quella di altre popolazioni, che determinò il sorgere di una nuova civiltà latino-germanica.

Alto Medioevo

I Regni romano-barbarici
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Regni romano-barbarici.
Nonostante la struttura politica nell'Europa occidentale fosse cambiata, il collasso dell'Impero non fu drammatico come si pensava in passato. In aree come la Spagna e l'Italia l'incontro fra la cultura romana e i costumi degli invasori portò a una fusione, mentre in altre aree, dove c'era un peso maggiore delle popolazioni barbariche, si adottarono nuove lingue, costumi e modi di vestire. Il latino dell'Impero d'Occidente fu gradualmente sostituito dalle lingue romanze, mentre il greco rimase la lingua dell'Impero d'Oriente, anche se successivamente si aggiunsero le lingue slave. L'artigianato degli invasori era spesso simile a quello romano, con manufatti barbarici spesso modellati sui manufatti romani. Allo stesso modo, la cultura intellettuale dei nuovi regni era direttamente basata sulle tradizioni intellettuali romane.

Un'importante differenza col passato fu la diminuzione graduale del gettito fiscale. La maggior parte delle nuove entità politiche non pagavano i loro eserciti con i proventi delle tasse, ma con terre. Questo diminuiva la necessità di grosse entrate fiscali, e quindi il sistema di tassazione decadde. Declinò anche la schiavitù, e la società cittadina andò in crisi. Crollarono le infrastrutture civili e ogni nuovo edificio veniva costruito su una scala molto più piccola di prima. Città e mercanti soffrirono la mancanza di condizioni di sicurezza per il commercio e la manifattura. Essendo divenuto pericoloso viaggiare o trasportare merci su qualsiasi distanza, ci fu un crollo nel commercio e nella produzione per l'esportazione. Le maggiori manifatture che dipendevano sul commercio a lunga distanza, come la produzione di vasi di ceramica su larga scala, quasi scomparvero in alcuni punti d'occidente.


I regni romano-barbarici nel 493
Fra il V e il VIII secolo nuovi popoli riempirono il vuoto politico lasciato dal governo centralizzato romano. Le tribù germaniche stabilirono egemonie regionali entro i confini precedenti dell'impero, creando i cosiddetti regni romano-barbarici. Gli Ostrogoti si stabilirono nel tardo V secolo sotto Teodorico e fondarono un regno basato sulla cooperazione fra Italiani e Ostrogoti, che durò fino agli ultimi anni del regno di Teodorico. I Burgundi si stabilirono inizialmente in Gallia, per poi fondare un nuovo regno tra Ginevra e Lione. In Gallia nacquero i regni dei Franchi e dei Bretoni. Altri regni furono fondati dai Visigoti in Spagna, dai Suebi in Galizia, da Angli e Sassoni in Britannia e Vandali in Nordafrica. Questi regni venivano via via riconosciuti da Bisanzio, dall'unico imperatore rimasto, il quale non era interessato al governo sostanziale di quell'area ormai impoverita e decentrata che era l'Occidente, ma gli era sufficiente che i nuovi re si sottomettessero formalmente al suo comando, in cambio della legittimazione.

Nonostante il ruolo distruttivo che spesso i popoli invasori svolsero nelle terre invase, quasi tutti i nuovi regni furono a loro volta estremamente vulnerabili e in qualche caso anche molto piccoli. Alcuni, come quelli dei Burgundi o dei Suebi, vennero assimilati dai vicini; altri, come quelli dei Vandali o degli Ostrogoti, crollarono sotto l'offensiva di Bisanzio, che tentò di ricostruire l'unità dell'Impero. Quelli dei Visigoti e dei Franchi invece sopravvissero, sia per la rapida integrazione tra la popolazione residente e gli invasori, sia per la collaborazione con la Chiesa e con esponenti del mondo intellettuale latino.

Nel 568 i Longobardi, guidati da Alboino, si insediarono in Italia, dove diedero vita a un regno indipendente che estese progressivamente il proprio dominio sulla massima parte del territorio italiano continentale e peninsulare. Il dominio longobardo fu articolato in numerosi ducati, che godevano di una marcata autonomia rispetto al potere centrale dei sovrani insediati a Pavia; nel corso dei secoli, tuttavia, i sovrani estesero progressivamente l'autorità del re, conseguendo progressivamente un rafforzamento delle prerogative regie e della coesione interna del regno.

La chiesa e il monachesimo
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Monachesimo.

San Benedetto da Norcia, affresco nell'abbazia di Subiaco
La struttura ecclesiastica della Chiesa cristiana sopravvisse quasi intatta alle invasioni barbare. Il vescovo di Roma cercò in questo periodo di far valere la sua preminenza sugli altri vescovi in base al primato di Pietro. Il contributo più rilevante nell'Alto Medioevo al rafforzamento della figura del pontefice venne dal papato di Gregorio Magno. Fu il primo papa a esercitare il potere temporale sul Patrimonio di san Pietro e promosse l'evangelizzazione missionaria in Britannia, affidandola ad Agostino di Canterbury. Monaci iro-scozzesi, come Colombano, operarono nel VI e VII secolo in Europa centrale per fondare monasteri e convertire le tribù germaniche ancora pagane.

Nel VI secolo in Europa occidentale si diffuse il monachesimo, un'istituzione dai tratti originali, che si presentò come una novità rispetto alla tradizionale società cristiana fondata sul dualismo tra il clero e i fedeli. Il monachesimo cristiano si sviluppò sin dal IV secolo quando i cosiddetti Padri del deserto abbandonarono le città per vivere in solitudine nei deserti d'Egitto, di Palestina e di Siria. Antonio il Grande è considerato l'iniziatore della via eremitica e Pacomio di quella cenobitica. Gli ideali monastici si diffusero dall'Egitto all'Europa occidentale fra V e VI secolo grazie alla letteratura agiografica, come la Vita di Antonio scritta dal vescovo Atanasio di Alessandria. Fondamentale fu l'attività di Benedetto da Norcia, che nel 529 si stabilì a Montecassino e istituì una Regola comune di vita cenobitica che nel corso dei secoli venne impiegata in tutto l'Occidente. I monasteri si diffusero in Europa e divennero non solo centri religiosi, ma anche economici e di diffusione e conservazione della cultura. Infatti, nelle biblioteche dei monasteri furono raccolti, conservati e copiati moltissimi testi classici che, in tal modo, si salvarono dalla distruzione.

Il Cristianesimo rappresentò il principale fattore di unificazione fra l'Europa occidentale e orientale nell'Alto Medioevo, ma i rapporti fra Roma e Bisanzio s'incrinarono progressivamente. L'imperatore bizantino vedeva come naturale una sua funzione di controllo sui cinque patriarcati, favorendo il Patriarca di Costantinopoli, mentre il papato cercava di affermare la sua supremazia sulle altre diocesi. Dall'VIII secolo le dispute teologiche sull'iconoclastia e il filioque e quelle politiche riguardo al controllo dell'Impero sul Patrimonio di san Pietro acuirono le differenze fra Chiesa romana e greca, che sfoceranno poi nello Scisma d'Oriente.

L'Impero bizantino
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Impero bizantino.
Mentre la pars occidentis dell'Impero collassava travolta dalle invasioni barbariche, l'Impero romano d'Oriente, noto come Impero Bizantino (denominazione apparsa successivamente alla Caduta di Costantinopoli, per rimarcarne la distinzione con l'Impero romano classico), sopravvisse.

La storiografia è incerta sulla data di nascita dell'Impero bizantino, e diversi sono gli eventi considerati determinanti per la nascita dell'Impero bizantino: il 330 (rifondazione di Bisanzio come Costantinopoli), il 395 (morte di Teodosio I), il 476 (caduta dell'Impero d'Occidente), il 565 (morte di Giustiniano I e del sogno della Restauratio imperii). La data prevalentemente accettata dal mondo accademico dell'inizio del "periodo bizantino" è tuttavia il 610, anno dell'ascesa al trono di Eraclio I, il quale modificò notevolmente la struttura dell'Impero, proclamò il greco lingua ufficiale in sostituzione del latino e assunse inoltre il titolo imperiale di basileus, al posto di quello di augustus usato fino a quel momento.


L'evoluzione dell'estensione dell'Impero Bizantino
L'Impero bizantino era caratterizzato da relazioni strette con la Chiesa cristiana, e le discussioni teologiche assunsero una forte importanza nella politica bizantina. Lo sviluppo della giurisprudenza portò al Codice teodosiano prima e al Corpus Iuris Civilis, con Giustiniano poi. Durante il regno di Giustiniano si assistette all'ultimo concreto tentativo di riconquistare le regioni occidentali, per ristabilire l'unità dell'Impero romano (Restauratio Imperii). I Bizantini riuscirono a riconquistare le province dell'Africa Settentrionale e parte della Spagna dai Vandali, e, al termine della guerra greco-gotica combattuta contro gli Ostrogoti, l'intera Italia, stabilendo una supremazia in ambito mediterraneo. Sotto il regno di Giustiniano fu inoltre costruita, a Costantinopoli, la Basilica di Santa Sofia.

Dopo la morte di Giustiniano la situazione dell'impero, schiacciato dalle avanzate di Avari e Slavi da una parte e Sasanidi dall'altra, si complicò. Gli Avari dalla seconda metà del VI secolo iniziarono a espandersi nelle steppe dell'odierna Ungheria, impadronendosi del bacino dei Carpazi, arrivando nel 626 a cingere d'assedio la stessa Costantinopoli. Dopo la morte dell'imperatore Maurizio, i Persiani avanzarono in Asia Minore, occuparono la Siria e si spinsero fino in Egitto. La ripresa avvenne con Eraclio I, che respinse gli Avari e sconfisse i Sasanidi a Ninive nel 627, costringendoli nel 628 a cedere tutti i territori da loro occupati nel corso della guerra. L'enorme sforzo bellico impedì negli anni successivi di opporsi alla lenta infiltrazione di Slavi e Bulgari nei Balcani, che portò poi all'occupazione di gran parte dell'Europa orientale alla metà del VII secolo, e alla conquista araba delle terre imperiali comprese tra il litorale siro-palestinese e l'Africa romanizzata. L'Impero, inoltre, si ripiegò su sé stesso dal punto di vista culturale, con lo smarcamento dal controllo culturale e religioso dei Basileus dell'Europa occidentale e la conseguente frattura fra Europa latino-germanica ed Europa bizantina.

Rispondi